Un uomo semplice e unico
Non la chiamava miss, bellezza, cara, tesoro, troia, maiala...
solo col suo nome: Lea. Lui che era bello dalla punta dei capelli lunghi e castani cioccolata, alla punta delle dita del suo perfetto piede ellenico, abbronzato e liscio come quello di una statua di marmo, non le aveva scritto: oi, ei, we, ci 6, oh rispondi... non le aveva posto domande senza prima presentarsi a dovere: di dove sei, ke fai, ti piace il cazzo, ti piace l'anale, ti piace qui e ti piace lì? Domande urticanti a cui, fra l'altro, non aveva mai risposto. Tra i mille messaggi inutili il suo si era distinto. Poche frasi. Giuste. E allegata, senza tanti giri di richieste, (dammi telegram, qui no, non sono vip, la foto solo se sei interessata... ma a cosa, di grazia, dovrei essere interessata se non vedo che faccia hai? Al nick name 'porco78?'), una fotografia del viso senza occhiali da sole, come fanno i più per apparire fighi, celando all'interlocutrice da eventualmente sedurre, l'elemento più importante nel gioco dell'attrazione: lo sguardo. Gli occhi comunicano il mondo di appartenenza. Se li oscuri vuol dire spesso che sei vuoto, insicuro o nel migliore dei casi, strabico. No, lui niente di tutto questo. "Ciao, sono Nikos. Mi hai colpito tra tutte. Vorrei conoscerti, magari, davanti a un buon piatto di frittura di pesce o di spaghetti allo scoglio! La Bellezza mi mette fame. Che sei bellissima lo sai ma voglio dirtelo anch'io. Questa è la foto che richiedi nell'annuncio. Rispetto le tue esigenze. Se ti va di parlarmi, ti passo a prendere e andiamo al mare. Passeggiamo e ci conosciamo trascorrendo del tempo insieme senza incombenze. Che ne pensi?". Lea era incredula. Un messaggio bello. Centrato. Moderato. Un invito senza finalità pirotecniche e acrobatiche. Semplice. Il tempo senza fretta da trascorrere per conoscersi. Nessuno in tre anni era stato così. Concreto e non arrogante. Deciso ma gentile. Tutte le parole erano pensate. Non una virgola fuori posto. Nessun: caffè, calici di vino, ci vediamo e poi chissà... Con due frasi aveva oscurato il mondo intero. Ma poi, quella foto, chiara, frontale di lui sorridente con denti perfetti e bianchissimi. Barba curata, occhi chiari e sinceri. Fronte alta e squadrata, capelli castani raccolti in un codino gelatinato e in ordine, sexy da morire. No, era davvero tutto perfetto. "Sarà sposato. Fidanzato. Chissà quanti cazzo di storie avrà parallele!" pensò. Glielo chiese. "Ho avuto una compagna per dodici anni, ci siamo lasciati un anno fa. Sono greco e mi sono spostato in Italia per impiantare un'azienda di vini. Non sono tipo da storie a distanza, storie incerte e avventure inutili. Seleziono molto" rispose con garbo e chiarezza. Ma cavolo, quel giorno qualche congiuntura astrale li stava mettendo in sintonia. La passò a prendere quel pomeriggio stesso d'estate. Trovò la strada, trovò parcheggio, trovò lei. E cosa, sorprendente, fece tutto da solo senza scriverle: sto partendo, sono a metà strada, c'è traffico, non trovo parcheggio, come ti riconosco e bla bla bla. Non era neppure sudato e né si lamentò per il caldo o l'umidità. Quella che scese tra le gambe di lei quando gli sguardi di incrociarono e i loro odori si riconobbero. Era un uomo in grado di fare tutto fa solo. Un Dio greco! E quando lo vide lo pensò di nuovo. Alto, abbronzato. Spalle larghe. Figo da paura. Ma lei non si spaventò di lui e lui di lei. Entrambi sicuri di sé. Entrambi belli. Entrambi non per tutti. Andarono al mare. Passeggiarono, risero, fecero il bagno di notte e rientrati a casa di Lea, scoparono. Non una o due volte. Per un anno e più e ancora scopano divinamente. Perché lui non toglie le mutandine, le sposta. Lui non lecca come fosse un cavallo che si abbevera. Lui è lui. Unico. Un incastro straordinario e semplicissimo con lei, bellissima e ora anche vogliosa, sempre e unicamente, della pelle di lui e non solo della sua pelle... Lea, lo aveva aspettato così. Proprio così: semplice e unico.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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